la città reale

Il ritaglio 1:1 dell'unico posto posto
a cui portano tutte le strade.
Anche se non vuoi

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La città reale

Ho vissuto a Roma dal 1998 al 2015, ma ho iniziato a fotografarla solo quando sono andato a vivere altrove. Ho sempre avuto sentimenti contrastanti per questa città, ma mai pregiudizi. Roma, per me, è stato un punto di arrivo e uno di non ritorno. Il troppo e il niente. Il pieno e il vuoto. Una città di tutti e di nessuno. E tuttavia, resta e resterà il posto dove portano tutte le strade, quindi anche le mie. Negli ultimi anni l’ho attraversata il più possibile a piedi e mi sono reso conto del suo essere il contrario di un posto ideale, cioè un posto reale. La città reale è un viaggio fotografico senza pretese, 1:1, realizzato per gioco su Instagram. Un casuale e quotidiano work in progress.

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cupolone

Giardino degli Aranci. A volte sembra che questa nostra vita, così come quella dei monumenti, non debba finire mai. Epifanie che ci fanno sospettare l’esistenza di un piano, per ognuno di noi, anche se sappiamo fin troppo bene come andrà a finire. “Il più solido piacere di questa vita è il piacer vano delle illusioni”. (Giacomo Leopardi)

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terminal

Termini. Ci hai provato a stare in piedi. Davvero. Hai sfidato il sole, la strada, la sbronza. Hai cercato la strada, hai tentato la fortuna, hai scommesso tutto e pensi di non avercela fatta, perché non ti è rimasto nient’altro che te stesso. Un’opera inestimabile che ancora non sei riuscito a vedere. “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro”. (Karol Wojtyla)

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i giorni della lupa

Testaccio. Cade. Per alcuni, decade. E mentre lo fa, morde ancora. Azzanna i corvi che hanno sperato che cadesse. Che hanno voluto lo facesse. Nessuno si fermerà a soccorrerla, lo sa bene. Le iene, solo loro la verranno a vedere. Della fine, del resto, questa città ne ha già fatto un mestiere. “Er tempo, fija, è peggio d’una lima. Rosica sordo sordo e t’assottija, che gnisun giorno sei quella de prima” (G.G.Belli)

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paradiso perduto

Pineta Sacchetti. Sembrava potesse cambiare qualcosa, un auditorium in mezzo al traffico. Rendere il rumore delle auto più armonioso, l’asfalto un pentagramma sulla città. Invece il grigiore ti ha inghiottito. L’inferno è ciò che non vuoi condividere. Quel che non vuoi che sia di nessuno. “Qui possiamo regnare sicuri, e a mio parere, regnare è una degna ambizione, anche se all’inferno: meglio regnare all’inferno che servire in paradiso”. (John Milton)

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eterna

Pantheon. A volte a Roma puoi perderti. Non che tu non sappia dove ti trovi, in quell’istante, ma capita che un bagliore ti sorprenda, che il rimbombo dei rumori tra i vicoli ti confonda e che i colori tutt’intorno creino la scena di una vita perfetta, che pare si ripeta in eterno. “Come è brutta, Roma! Brutta di questa sua accecante bellezza, su cui risaltano i segni dello sfacelo come una voglia di barbabietola su un volto purissimo”. (Vittorio Gassman)

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black friday

Via Nazionale. Il 19 ottobre 1987 è ricordato come il lunedì nero. I mercati mondiali crollarono. Il 29 ottobre 1929 era un martedì. Ci fu il Big Crash della borsa di New York. Il 16 settembre 1992 era un mercoledì. Lira e sterlina uscirono dal Sistema monetario europeo per una speculazione. Un mercoledì nero. Il 24 ottobre 1929 era giovedì e fu la causa del Big Crash. Oggi c’è il black friday e l’economia sembra che torni a girare. Ma c’è chi sospetta possa tornare lunedì. Un lunedì nero.

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senza pietà

Primavalle. Macchine parcheggiate ovunque. Marciapiedi inesistenti o disseminati di merda di cane. Un cortile di una parrocchia, una casa di suore dalle finestre sempre chiuse. Case ammassate, l’una sull’altra. C’è poco spazio per respirare. Solo qui, in questo incrocio, puoi alzare lo sguardo e ritrovare il cielo. Sotto, la città si è già presa tutto. “L’eresia di un’epoca diventa l’ortodossia della successiva”. (Helen Adams Keller)

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fuor d’acqua

San Lorenzo. Le strade di una metropoli sono un mare chiuso, sporco. A volte ti viene da chiudere le branchie, spingerti fuori, per vedere che significa vivere nel mare. “Ci sono questi due giovani pesci che nuotano e incontrano un pesce più vecchio che nuota in senso contrario e fa loro un cenno, dicendo: ‘Salve ragazzi, com’è l’acqua?’. I due giovani pesci continuano a nuotare per un po’ e alla fine uno di loro guarda l’altro e fa: Che diavolo è l’acqua?”. (David Foster Wallace)

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intestino

Via Giolitti. La città ha i suoi organi, i tessuti molli, le cartillagini, dei lineamenti gentili di un volto perennemente al sole e le sue rughe. Passeggiare per le sue strade è come fare un giro tra le interiora, attraversare membrane, scivolare tra i villi intestinali. E mentre lo fai, ti chiedi perché questa vecchia signora non riesca più ad alzarsi. “Se non fossi venuto a Roma, non mi sarei mai innalzato, e se non mi fossi innalzato, non sarei caduto”. (Henry James)

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il prossimo

Via Marsala è un tapis roulant. Ogni cosa sembra essere in movimento. Ognuno sembra avere uno scopo. Un appuntamento. Un ritardo ingiustificabile. Un pensiero inquieto. Una goccia di sudore che corre sulla schiena. Andare è l’unica regola del moto di cui siamo parte. Per osservarlo, devi fermarti. Guardare anche quello che non vuoi. Perché hai paura di essere tu, il prossimo. “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”.(Dante Alighieri)

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caleidoscopi

Tiburtina. I tramonti ci dicono due cose: la prima è che quel che è fatto, è fatto. Ma anche che domani è un nuovo quesito a risposta multipla. Puoi ancora scegliere. Cambiare prospettiva. E come un caleidoscopio, ogni tramonto offre un futuro diverso. Ogni volta. “Il futuro che avrai domani non sarà lo stesso che avevi ieri”. (Chuck Palahniuk)

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lo specchio

Termini. Sei in ritardo. Devi correre. Prendere l’autobus. Andare a lavoro. Hai sonno, caldo, voglia di mandare affanculo qualcuno. Hai una chiamata da fare, un telefono che suona. Scadenze, cose scadute in frigo. Chat aperte, gruppi silenziati. È venerdì. Te lo ripeti da quando sei sveglio. Hai le tasche piene. Scontrini, fazzoletti, monete. È troppo. Devi buttare qualcosa. Lo fai senza liberare spazio. Senza cambiare. “Solo l’esercizio del pensiero fa funzionare lo specchio. Lo specchio esiste unicamente se ti riconosci in esso”. (Michelangelo Pistoletto)

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a misura d’uomo

Via Marsala. Non sono i confini allargati a far perdere il contatto tra la testa e il corpo. È l’ampiezza della sua pancia a dirti se una città è ancora a misura d’uomo. Quando una città è obesa non riesce più a vedere laggiù dove qualcuno è in cerca di un riparo. E così tende al cielo, con i suoi palazzi vuoti, di cui neanche l’ombra serve a creare sollievo. “Una grande città è quella che ha gli uomini, le donne più grandi, anche con poche meschine capanne resta la più grande città della terra”.(Walt Whitman)

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solitario

Piramide. Te lo sei chiesto almeno una volta. Perché io e perché ora. È capitato. Ed era un giorno come un altro, spuntato dal nulla come una piramide di pietra alta e solitaria. “E nessuno, nessuno sa quel che succederà di nessun altro se non il desolato stillicidio del diventar vecchi”. (Jack Kerouac)

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worry christmas

Via del Corso. Dicembre. Mattino presto. Piazza del popolo è un formicaio impazzito. C’è un tizio con la chitarra che canta “war is over”, ma nessuno si ferma. Tutti hanno qualcosa da fare. Regali da acquistare, musei da visitare o soltanto passeggiare. È una giornata serena. Il Natale è alle porte. “La guerra, la vera guerra, dice Klaus, è questa: non l’odio che getta le persone l’una contro l’altra, ma soltanto la distanza che separa le persone che si amano”. (Pier Vittorio Tondelli)

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shit

Via degli Avignonesi. Merda. Quando hai fretta i sampietrini non aiutano. Mai. Puoi scivolare, restare incastrato, inciampare. Ma la tua giornata nera, in fondo, è solo un miraggio. Prima di un incontro, può anche andare peggio. “Per me la mia merda puzza meglio, tranne quella di un cane”. (Charles Bukowski)

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orizzonte

Via Nazionale. Le città non sono fatte solo di strade, persone, monumenti, palazzi, case e negozi. Ci sono anche i loro riflessi attraverso cui, se vuoi, è possibile guardare una realtà filtrata. Per vedere anche solo ciò che vuoi. “Chiunque vive nell’orizzonte dei propri mezzi, soffre di una grave mancanza di immaginazione”.(Oscar Wilde)

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anima gemella

Viale Ippocrate. È raro, improbabile, ma a volte accade nel camminare. Tenere il passo, in maniera naturale. Non è niente di speciale, ma quando capita ti dice ancora che sei un essere sociale. “Non avevano mai camminato insieme, e lo affascinò il candore con cui procedevano l’uno accanto all’altra”. (Gabriel García Márquez)

Copyright: Giovanni Augello https://www.viaggioinsecondaclasse.it/copyright/

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love is in the air

Via della Panetteria. Tra le vie affollate dei nostri pensieri, ognuno ha un vicolo segreto, nascosto nella memoria. Sta lì, a ricordarti che per un attimo non hai respirato, ma non per paura. “L’inquinamento atmosferico è nei limiti della norma. C’è biossido per tutti. Invece non c’è felicità per tutti”.(Stefano Benni)

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camere con vista

Via Nazionale. Per conoscere la città, devi ascoltarla ad occhi chiusi. Riconoscere il tratto del suo rumore. La sua immagine, disegnata nel buio, si decompone nel tempo. Non è mai immobile, ma è reale . “Qualunque cosa un uomo può immaginare, altri uomini possono rendere reale”. (Jules Verne)

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agosto

Viale Ippocrate. Roma in agosto è nuda. Si spoglia di auto parcheggiate in ogni dove. Restano quelle abbandonate. Ricoperte di polvere e sterco di storni, che parlano di vite interrotte. Non vedi più studenti che affollano i bar all’aperitivo. I negozi sono chiusi. Trovi solo anziani e turisti. La città è ferma davanti a uno specchio ad osservare le rughe che il traffico tornerà a ricoprire. “Quanno me godo da la loggia mia / quele sere d’agosto tanto belle / ch’er celo troppo carico de stelle / se pija er lusso de buttalle via”. (Trilussa)

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rumore

Termini. Maggio inoltrato. L’asfalto inizia a ribollire. Turisti in attesa al semaforo. Sirene. Traffico di taxi, autobus, auto dall’andatura nervosa. Agli angoli ambulanti, senza tetto, mendicanti, uomini d’affari in corsa verso la stazione. Rumore di pneumatici. Clacson. Caos quotidiano. Puoi alzare lo sguardo, però. Dove non c’è traffico. Solo il suo rumore. “Il rumore non prova niente. Spesso una gallina che ha semplicemente deposto un uovo schiamazza come se avesse deposto un asteroide”.(Mark Twain)

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legami

San Lorenzo. Sgargianti. Sbiaditi. Oppure nuovi. A volte sgualciti. Come bucato al sole, i giorni prendono il sapore delle strade. Ne afferri uno alla volta. Appesi a un filo che unisce l’intima storia di una città e dei suoi inquilini. “Non si può mai veramente possedere una casa, uno spazio ritagliato nell’infinito dell’universo, ma solo sostarvi, per una notte o per tutta la vita, con rispetto e gratitudine”. (Claudio Magris)

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la città inconscia

Via Catania. Osservare è una questione complessa. Una parola composta. Ob. Servare. Non è guardare. È avere cura, considerare, conservare quello che hai avanti e attorno e che forse non hai mai visto. “La città surrealista è un organismo che produce e nasconde nel suo grembo territori da esplorare, paesaggi in cui perdersi e in cui provare senza fine la sensazione del meraviglioso quotidiano”. Francesco Careri. Walkscapes, 2006.

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mille pezzi

Una galleria del vento. È questa, per me, Piazza Vittorio. Nei suoi portici si muovono veloci individui diversi, in un moto browniano continuo. Di giorno e di notte. Un mosaico immenso che tiene in piedi ogni cosa. “Solo se riusciremo a vedere l’universo come un tutt’uno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella sua diversità, cominceremo a capire chi siamo e dove stiamo”. (Tiziano Terzani)

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il vuoto

Via Arduino. Buttiamo vestiti, giocattoli, giornali. Vecchi telefoni e cose che non usiamo. Cambiamo mobili, televisioni. Ordiniamo e ancora buttiamo. Liberiamo spazio, ma resta il vuoto delle lettere che non scriviamo. “Sono il vuoto, non sono diverso dal vuoto, né il vuoto è diverso da me; in realtà il vuoto sono io”. (Jack Kerouac)

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onde

Via Giovanni Genocchi. Definiamo tempo e spazio con la certezza dei numeri. Domani è ad una distanza convenzionale dall’oggi. Tagliamo confini con righelli e livelle. Lo facciamo perché non riusciamo a capire. Lo scopo di un esistenza che fluttua come un’onda. “Ch’è la stessa illusione mondo e mente,/Che nel mistero delle proprie onde/Ogni terrena voce fa naufragio”. (Giuseppe Ungaretti)

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Dalì

Piazza della Minerva. C’è qualcosa di poetico nell’atto vandalico. L’ho sempre pensato. Un’arte inconscia e inconsapevole. Quella rabbia che spinge a lasciare il segno e a deformare la realtà perfetta che vedono gli altri. “Ci sono persone che entrano nella polizia perché vogliono fare del mondo un luogo migliore. Ci sono persone che diventano vandali perché vogliono fare del mondo un luogo dall’aspetto migliore”.(Banksy)

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anonimo

Garbatella, stazione della metropolitana. “È il nonluogo a creare l’identità condivisa dei passeggeri, della clientela o dei guidatori della domenica. Indubbiamente, il relativo anonimato derivante da questa identità provvisoria può anche essere avvertito come una liberazione da coloro che, per un po’ di tempo, non devono più mantenere il proprio rango, il proprio ruolo o essere sempre presenti a se stessi”. (Marc Augé)

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la realtà delle cose

Via Barberini. Tra le tante cose, ce n’è una più di altre che differenzia gli adulti dai bambini. La distanza da terra. Possono osservare cose che gli uomini non vedono più. E toccare con mano, sempre, la realtà delle cose.
“Quando il bambino era bambino, non sapeva di essere un bambino, per lui tutto aveva un’anima e tutte le anime erano un tutt’uno”. (Peter Handke)

Roma

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sotto pressione

Via Arduino. A volte, la città non la scegli, ti viene imposta. Dalle esigenze, dalle opportunità, dal futuro promesso. Non hai scelta. Per cui te ne stai lì, a farti stritolare dai suoi palazzi, ma nel cuore aspetti ancora una lettera che ti possa liberare. “Anche quando pare di poche spanne, un viaggio può restare senza ritorno”. (Italo Calvino)

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giudizi univesali

Viale dell’Università. Non chiederti della fine e neanche del principio. Chiediti cosa senti e cosa pensi quando guardi il cielo. Però, prova a chiederti anche se vedi soltanto il cielo. “Ogni atto di creazione è, prima di tutto, un atto di distruzione”. (Pablo Picasso)

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inferno

“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. Italo Calvino . Le città invisibili, 1972.

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la città nuova

Via Irene Imperatrice d’Oriente. “Viaggiare insegna lo spaesamento, a sentirsi sempre stranieri nella vita, anche a casa propria, ma essere stranieri fra stranieri è forse l’unico modo di essere veramente fratelli. Per questo la meta del viaggio sono gli uomini”. (Claudio Magris)

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epigrafe

Via dei Mille. “Se il nome è la cosa; se un nome è in noi il concetto d’ogni cosa posta fuori di noi; e senza nome non si ha il concetto, e la cosa resta in noi come cieca, non distinta e non definita; ebbene, questo che portai tra gli uomini ciascuno lo incida, epigrafe funeraria, sulla fronte di quella immagine con cui gli apparvi, e la lasci in pace e non ne parli più. Non è altro che questo, epigrafe funeraria, un nome. Conviene ai morti”. (Luigi Pirandello)

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mondi chiusi

“Sono mondi chiusi, bozzoli in cui si vive isolati come fossero esterni alla città. Se chiedo a un ragazzino di Roma dove sia un altro quartiere periferico che abbia le stesse caratteristiche di quello in cui vive, non ne ha la più pallida idea. Potrebbe anche non sapere che esiste un centro storico monumentale”. Daniel Modigliani, urbanista e architetto. Tratto da “Limes – Indagine sulle periferie”.

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partenze

Stazione Termini. “Il treno, con i suoi agi di tempo e i suoi disagi di spazio, rimette addosso la disusata curiosità per i particolari, affina l’attenzione per quel che si ha attorno, per quel che scorre fuori del finestrino. Sugli aerei presto s’impara a non guardare, a non ascoltare”. (Tiziano Terzani)

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